Il Prana

ORIGINE, COMPONENTI ED EFFETTI DEL FLUSSO PRANICO
Da dove viene il Prana?
Come si origina e di cosa è fatto?
Tutte queste domande possono già da tempo avere alcune risposte plausibili, convincenti e provate, anche se parziali, dal momento che, di certo, non tutto il campo energetico del prana è stato ancora analizzato e descritto con metodo scientifico.
Cosa che invece – per quanto riguarda la qualità di alcune emissioni praniche – è stata fatta, ad esempio, dal Dott. Luigi Lapi e dal Dott. Gerardo Ciannella. due tra i pionieri di queste ricerche in Italia, le cui opere, son da leggere e studiare attentamente.
A livello scientifico c’è ancora molto da fare e da scoprire. Al riguardo non si possono dimenticare le esperienze e le ricerche condotte in Italia negli anni 70’, 80’, 90’, nell’ambito della pranoterapia, da altri insigni studiosi e terapeuti, tra i quali ricordiamo: Il Prof. D. Codazza, il Dott. P. Cassoli, G. Giacalone, la Dott.ssa P. Giovetti, il Dott. M. Inardi, M. Luviè, L. Muti, O. Sanseverino, T. Palamidessi, il Dott. M. Papadia, Il Dott. F. Racanelli, il Dott. E. Servadio, il Prof. A. Zanatta.

LE BANDE DI EMISSIONE
Durante lasomministrazione del prana sono emesse dalle mani dell’operatore varie tipologie di bio-onde sulle bande delle frequenze elettromagnetiche:
di queste bande di bio-onde, alcune probabilmente sono ancora ignote, dal punto di vista pranico; altre, invece, sono state rilevate, analizzate e sperimentate nel corso degli ultimi decenni.
In particolare, oggetto di accurate ricerche da parte dei Dottori e pranoterapeuti Luigi Lapi e Gerardo Ciannella, sono state :
1. la banda delle Onde elettromagnetiche ad alta frequenza, e,
specificatamente, i Raggi Infrarossi (generatori di calore). L’ esperienza, inoltre, ci suggerisce, visti i risultati conseguiti, di inserire tra le componenti elettromagnetiche ad alta frequenza del prana anche i Raggi Ultravioletti, sovente in emissione insieme a debolissime radiazioni colorate visibili.
Inoltre è anche noto, dal punto di vista scientifico, che insieme alle emissioni infrarosse con lunghezza d’onda intorno ai 10.000 Å, sono presenti radiazioni ultraviolette e anche radiazioni visibili (colori) che hanno effetti bio-chimici.
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2. la banda delle Onde elettromagnetiche a bassa e ( bassissima) frequenza,
e, specificatamente, le Onde encefaliche e le Chirofrequenze. Conseguentemente, possiamo iniziare a dire che l’azione del prana si esplica sostanzialmente in due modi: mediante il calore (fotoni infrarossi) e, soprattutto, con l’emissione di onde elettromagnetiche a bassa frequenza che, dirette dalla volontà dell’operatore e dal suo cervello, si trasmettono, tramite le mani, al paziente. Tali onde terapeutiche sono state denominate complessivamente, dal Dott. Lapi, Chirofrequenze (chiros =
mani). Di queste sono state poi evidenziate quelle a bassa frequenza, chiamate, per similitudine con quelle cerebrali, simil-Alfa.

IL MECCANISMO DELLA PRODUZIONE DEL PRANA
Non dimentichiamo mai che il prana – e qui qualcuno griderà allo scandalo – funziona benissimo anche quando emesso da chi non sa né leggere né scrivere.
Il prana non è un fatto culturale, ma è un “prodotto naturale” e legato al desiderio di dare e di donare: cioè alle motivazioni umane dell’operatore e alle intenzioni profonde coscienziali che determinano il suo agire.
Curare è un atto di amore. Amor est salus.
Questo concetto, o meglio, questo stato d’animo è la base della nostra azione pranica ed è la vera sorgente interiore del calore che avvolge l’assistito “amandolo” e riequilibrandolo.
L’amore è la sostanza prima della nostra “medicina” energetica:
è l’emozione primaria, il motore di tutto l’atto della donazione pranica. Tutte le conoscenze scientifiche, tecniche ed operative servono a far crescere, migliorare e completare la personalità dell’operatore: a formarne e definirne il profilo e le abilità.
Ma senza la materia prima (cioè l’amore per l’uomo sofferente) mancherebbero le motivazioni/intenzioni/emozioni profonde ed umane che sono il fondamento energetico della pratica pranica e della sua efficacia nel riequilibrio dell’Omeostasi.
L’energia dell’amore “pranico”, che è la motivazione/intenzione/emozione primaria di ogni atto teso al ristabilimento dell’equilibrio bio-energetico alterato, coinvolge a livello psico-fisico-emotivo ed energetico la personalità dell’operatore.
Il desiderio di dare, ripristinare e mantenere la salute (vero ed indispensabile atto d’amore che scaturisce dalla compassione per il sofferente) e la volontà “terapeutica” sono il motore di tutto quel meccanismo psico-emotivo-fisiologico-energetico che sfocia dell’emissione pranica.
Vediamo di spiegare in modo semplice e sintetico -anche alla luce delle nostre esperienze e delle conoscenze in possesso – come questo meccanismo sia strutturato :
1. il desiderio di curare attiva la volontà “terapeutica” che agisce sulla Corteccia cerebrale, 2. che a sua volta attiva la produzione di onde Alfa cerebrali,
3. le quali stimolano il Sistema Libico e l’ipotalamo (siti nel cervello),
4. che determinano l’iper-funzione del Sistema Nervoso Vegetativo Parasimpatico,
5. con conseguente vasodilatazione dei coni capillari nel derma della mani e maggior afflusso di sangue (e di calore),
6. da ciò segue l’emissione di onde elettromagnetiche (le Chirofrequenze) a bassa e alta frequenza.
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E’ importante notare che le onde degli Infrarossi (alta frequenza) vengono per così dire modulate e organizzate “in treni d’onda coerenti” (termine coniato dal Dott. Lapi) dalle onde a bassa frequenza, le simil-Alfa, che sono in relazione di similitudine con le Alfa cerebrali.
Dall’azione sincrona dei due tipi di onde si sviluppa un effetto Laser (o Biolaser) che organizza e concentra gli infrarossi aumentando – ad esempio – la temperatura a livello locale delle mani, mentre il resto del corpo la mantiene uguale.
Il nostro prana è energia organizzata e concentrata per uso: riequilibrante/tonificante dell’Omeostasi alterata,volontario e consapevole.
Infatti non occorre una maggior produzione di energia/calore da parte del corpo, e del fegato in particolare, per ottenere un aumento di temperatura.
Semplicemente la messa in “fase” di tutte le onde termiche si traduce nell’aumento locale di temperatura.
Le onde a bassa frequenza non si limitano però alla sola funzione di “organizzare e modulare “gli Infrarossi.
Grazie alla loro elevatissima lunghezza d’onda, hanno un potere terapeutico molto penetrante e risolutivo.
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Il risultato delle ricerche effettuate dal Dott. Luigi Lapi, con il Chirtest indica con estrema chiarezza, nel nostra prana, la
presenza e la funzione delle onde a bassa frequenza (cerebrali e Chirofrequenze) più conosciute.
Infatti, oltre a modulare gli una modificazione/ottimizzazione, a livello beta e gamma, con conseguenti modificazioni apparati.
I test condotti dal Dott. Lapi misurano in simultanea, con un encefalogramma doppio, ciò che avviene tra operatore ed assistito prima-durante-dopo la somministrazione del prana.
Ma è soprattutto nella fase del dopo che dobbiamo porre la massima attenzione:
dai tracciati del Chirtest si evince – comparando con il prima – che “qualcosa “ è successo nel cervello del paziente; “qualcosa” che permane anche dopo l’applicazione. Questo “qualcosa” altro non è che l’effetto prodotto dalle Chirofrequenze praniche a bassa frequenza (simil-Alfa).
Siamo in presenza di effetti indotti – per risonanza vibratoria – da onde a bassa frequenza emesse dal terapeuta .
Le modificazioni avvengono anche nell’encefalogramma dell’operatore, ma molto più interessante e significativo da notare sono le loro similitudini e analogie con i tracciati relativi alle Chirofrequenze delle mani.
Questo spiega il funzionamento del meccanismo dell’emissione pranica, così come abbiamo descritto in precedenza: dalle onde Alfa si arriva alle Chirofrequenze … Inoltre la grandezza delle variazioni indotte nell’encefalogramma del paziente – e la loro tipologia – serve altresì per determinare la valenza bioenergetica di un operatore rispetto ad un altro. Il Chirtest misura anche l’avvenuto aumento di temperatura corporea nelle mani e nel cranio. Agli aspetti termici delle emissioni del prana si è dedicato in particolare il Dott. Gerardo Ciannella. Aiuto Primario di Pneumologia presso l’Ospedale Monaldi di Napoli e pranoterapeuta, ha ivi creato un Gruppo di Ricerca Bioenergetica – formato da Medici specialisti ospedalieri – che infrarossi, cerebrale, delle onde delta, theta, alfa, producono nell’assistito fisiologiche che interessano cellule, organi e nell’arco di anni tra il 1989 e il 1993 ha condotto ricerche ed esperienze volte a studiare le variazioni di temperatura delle mani e dell’epidermide frontale durante l’atto terapeutico.
Le rilevazioni condotte per mezzo di un Teletermografo dinamico (e successivamente con una telecamera computerizzata a raggi infrarossi) hanno dimostrato che nelle zone da cui fuoriesce l’irraggiamento pranico si possono raggiungere variazioni di temperatura anche di quattro gradi, rispetto alla restante temperatura corporea.
Le ricerche del Dott. Ciannella, raccolte nel volume “Pranoterapia: dall’energia della mente al potere delle mani”, sono giunte anche alle seguenti altre importanti conclusioni:
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1. esistono variazioni di temperatura da mano a mano, con maggiore temperatura della destra;
2. avviene un riscaldamento epidermico anche a livello frontale e dello stomaco;
3. la pelle è il luogo maggiormente deputato,data la sua struttura,per la ricezione e l’assorbimento del prana;
ma soprattutto che:
4. l’emotività e le tensioni emotive determinano sensibili variazioni nel riscaldamento dovuto alle emissioni infrarosse;
5. in condizione di rilassata disposizione terapeutica (cioè di amore terapeutico) le immagini termiche sono più definite; mentre in stato di ansia o paura le immagini termiche risultano confuse.
Questo si spiega con il fatto che la condizione di rilassata disposizione terapeutica induce una produzione di onde Alfa cerebrali e conseguenti Chirofrequenze a bassa frequenza ( le simil- Alfa del Dott. Lapi) che organizzano le emissioni infrarosse.
Evento che concorda con quanto ipotizzato e sperimentato dal Dott. Lapi con il Chirtest: cioè la presenza – per la banda degli Infrarossi – di treni d’onda coerenti resi tali dalle basse frequenze (Biolaser).
Le esperienze del Dott. Ciannella si sono poi estese anche alla rilevazione simultanea – durante le applicazioni – delle variazioni termiche e dell’encefalogramma (EEG), sia dell’operatore e sia dell’assistito.
A questo punto è possibile avere un po’ più chiaro in mente il meccanismo psico – fisiologico – energetico che si mette in funzione quando il terapeuta inizia l’opera curativa.
Abbiamo anche compreso che la presenza di un aumento di temperatura (a livello soprattutto delle mani) e la presenza di una variazione dell’encefalogramma, sia del terapeuta e del paziente, ci consentono di affermare, con un buon margine di certezza, che due tra le componenti del flusso pranico sono sicuramente:
– le onde ad alta frequenza (in gran parte Raggi Infrarossi, ma anche – a mio avviso – Raggi Ultravioletti e debolissime radiazioni visibili)
– le onde a bassa frequenza (cerebrali e simil-Alfa)
Per capire meglio il tipo di azione ad reparandam omoeostasim che svolge il prana è necessario analizzare le caratteristiche e l’azione specifica sull’organismo umano di ognuna di queste due sue componenti. Alla luce di ciò possiamo così riassumere alcune conseguenti proprietà del prana:
– proprietà omeostatica, per il riequilibrio, il mantenimento ed il ripristino di tutte le funzioni metaboliche e vitali, generata complessivamente dalle basse frequenze (ma non solo);
– proprietà antidolorifica (antalgica, analgesica, anestetica ed antinevralgica), che si svolge – tra l’altro – stimolando la produzione di bio-endorfine ed agendo contemporaneamente su talamo ed ipotalamo per attenuare la sensibilità e la percezione del dolore.
L’azione anestetica è sostenuta anche dal calore primo (infrarosso) e secondo (basse frequenze) in azione congiunta sulle terminazioni sensitive dei nervi, attenuando così la sensazione dolorifica. Inoltre il maggior flusso sanguigno prodotto, elimina le tossine accumulate con riduzione del dolore e rilassamento muscolare;
– proprietà termica/vasodilatatrice/dinamizzante, che ha prima di tutto un effetto ipotensivo generale; oltre a ciò il calore, dilatando i vasi capillari, facilita l’afflusso del sangue e quindi di ossigeno e di elementi nutritivi insieme ad un aumento localizzato della temperatura del derma. Tutto ciò dinamizza il buon metabolismo cellulare;
– proprietà antinfiammatoria,riferibile al maggior afflusso sanguigno prodotto dalla vasodilatazione (per effetto termico), che elimina nel contempo, come prodotti di rifiuto, umori vari, pus e tossine accumulatisi nel caso di infiammazioni;
– proprietà depurativa, nelle zone più esposte all’irraggiamento pranico, dove si registra – con l’aumento della temperatura locale – anche una maggior attività delle cellule sudoripare con conseguente aumento della sudorazione e relativa maggior eliminazione di tossine;
– l’azione antibatterica/antisettica/sterilizzante, con aumento della resistenza alle infezioni, dovuta alla maggior produzione di anticorpi da parte delle cellule del derma (in particolare per l’irraggiamento di Bio – Ultravioletti);
– l’azione cicatrizzante, per l’aumento del fibrinogeno che un colloide del sangue;
– l’azione rilassante delle fibre muscolari;
– l’azione ricostituente/energizzante e tonificante generale che favorisce l’appetito e il sonno, diminuendo la tensione nervosa (in particolare per l’irraggiamento di Bio-Ultravioletti e di basse frequenze);
– l’azione nelle patologie psico-somatiche, con la soluzione dei blocchi energetici e psico-fisici;
– l’ azione di stimolo per la produzione della vitamina D,tramite le trasformazioni chimiche del colesterolo (indotte dai Bio-Ultravioletti).

DEFINIZIONE DELLA PRANO-PRATICA
In conformità con la Legge Regionale Toscana N° 2 del 3 gennaio 2005 sulla regolamentazione delle Discipline del Benessere e Bionaturali (DBN).
Per Prano-pratica si intende una prassi naturale che tende a ristabilire e a mantenere lo stato di salute e di benessere.
Opera esclusivamente per mezzo dell’apposizione delle mani, sia a breve distanza dal corpo, sia a contatto superficiale su specifiche zone e con tecniche codificate, per stimolare i processi vitali al fine di ripristinare, mantenere e rafforzare lo stato di salute della persona. Inoltre essa si propone di educare a comportamenti che contribuiscono al benessere attraverso il riequilibrio bioenergetico e l’adeguamento dello stile di vita alle caratteristiche costituzionali dell’individuo.

A COSA SERVE
La Prano-praticaagisce anche in forma preventiva e naturale per il mantenimento ed il ristabilimento del benessere della persona sensibilizzandola a modi e stili di vita che tendano all’equilibrio armonico di tutte le funzioni psico – fisiche – energetiche: quindi, nel contempo, si propone di educare la persona a comportamenti che contribuiscano al proprio benessere attraverso il consapevole riequilibrio bioenergetico.

CHI E’ L’OPERATORE DI PRANO-PRATICA
L’ Operatore Prano-pratico è attivo in ambito sia pubblico che privato e, nel rispetto del proprio Codice Deontologico, non compie nessun atto medico e non interferisce assolutamente nel rapporto medico-paziente, ma tende ad integrare e a
supportare l’azione svolta dalla Medicina ufficiale.

RICERCA SCIENTIFICA SUL PRANA
A tutt’oggi pochi sanno che anche la pranoterapia è stata
sottoposta ad una ferrea ricerca scientifica e che i risultati ottenuti sono confortanti, ma come accade spesso nella ricerca, i passi iniziali sono stati mossi soprattutto negli Stati Uniti e nel Canada ove i risultati non si sono fatti attendere:
Il dr. Bernard Grad, biologo della Mc Gill University del Canada, utilizzò il pranoterapeuta Oskar Estabany per effettuare numerose sperimentazioni sui vegetali, in particolare i chicchi d’orzo, per cui alcuni flaconi vennero riempiti di una soluzione di cloruro di sodio all’1% sterile. Metà dei flaconi furono trattati con la pranoterapia e l’altra metà restò invariata. Le piantine vennero innaffiate in parte con la soluzione trattata ed in parte con quella non trattata ed infatti le piantine che si abbeverarono alla soluzione trattata con la pranoterapia, crebbero più rigogliose.
L’elettrochimico Douglas Dean, membro dell’Istituto di Psicologia
Umanistica del Newark College of Engineering del New Jersey,
riprese in esame gli esperimenti di O. Estabany e riscontrò che la
soluzione trattata aveva subito un mutamento della distanza dei legami idrogeno-ossigeno, che sono i legami di una molecola d’acqua con quelle che si trovano attorno ad essa, e appurò che tale modificazione si mantenne inalterata anche dopo tre anni di distanza dall’esperimento, per cui riprodusse l’esperimento con un altro sensitivo ottenendo lo stesso risultato.
Il dr. B. Grad del Canada sperimentò la pranoterapia su topolini da laboratorio: utilizzando 300 cavie, di cui 100 trattate con pranoterapia da Estabany, 100 trattati da una persona non pranoterapeuta e 100 non trattati da alcuno. I risultati diedero modo di constatare che le ferite dei 100 topolini trattati con la pranoterapia si rimarginarono e guarirono molto più velocemente degli altri due gruppi di 100 topolini ciascuno, inoltre il gozzo di alcuni topolini, prodotto artificialmente, fu guarito prima con la pranoterapia di quello provocato agli altri curati con le terapia mediche classiche.
A New York la dr.ssa Krieger, della scuola infermieri, utilizzò Estabany per influenzare l’emoglobina (il pigmento di sangue che serve a trasportare ossigeno). In ben 16 pazienti da lui trattati si riscontrò che il fermento sanguigno aumentò in maniera considerevole.
Suor Justa Smith, sperimentatrice laureata in biochimica e preside della facoltà di scienze naturali del Rosary Hill College di Buffalo (N. Y.) utilizzò anch’essa Estabany per sperimentare su un soggetto con campioni di tripsina e vi riscontrò una crescita abnorme, come se la tripsina fosse stata sottoposta a un enorme campo magnetico.
Ma anche in Italia, soprattutto negli ultimi anni, non sono mancati gli studiosi seri che hanno voluto sperimentare e in particolare a Milano i ricercatori Alberto Ansaloni – Patrizia Vecchi – E. Eberle, hanno prodotto modificazioni della VES indotte da campi bioenergetici umani, sperimentando presso ilCentro di Ricerche di Bioclimatologia Medica dell’Università degli Studi di Milano. La sperimentazione in sostanza è stata effettuata su campioni di sangue umano in pipette, in relazione alle sostanze colloidali presenti nel sangue e da ciò si è evidenziata che la velocità della sedimentazione si è modificata.
L’esperimento è stato poi riprodotto alcuni anni dopo, ma al posto del sangue umano, è stata utilizzata dell’acqua nella quale erano presenti sostanze colloidali dell’oro, per verificare se avrebbe potuto realizzarsi un processo chimico analogo alle prime sperimentazioni.
Tale esperimento ha comportato l’intervento di 50 soggetti pranoterapeuti e 50 soggetti non pranoterapeuti, ciascuno
dei quali ha ripetuto due volte lo stesso esperimento, portandolo perciò al valore di 100 sperimentazioni, aggiungendo 100 campioni di acqua che non ha subito trattamento alcuno.
In sintesi:100 campioni trattati da pranoterapeuti, 100 campioni da non pranoterapeuti e 100 campioni in bianco (non trattati) e i risultati ottenuti hanno messo in evidenza che la bioenergia ha agito variando la struttura della miscela del colloide trattato, rispetto a quello sviluppato in assenza di bioenergia, producendo anche l’effetto insospettabile di modificare la colorazione dell’acqua.
Sulla Rivista MINERVA MEDICA – vol. 77 – edita il 7 Aprile 1986, è stato pubblicato un volume di ricerca e sperimentazione pranica di cui si forniscono alcuni accenni:
– dall’esame istologico di tessuto disidratato mediante la
pranoterapia (il termine usato dai pranoterapeuti è: mummificazione) e dalle risultanze ottenute nel Laboratorio di Antropologia – Dipartimento di Biologia Animale – Università degli studi di Torino dai ricercatori dr. E. Rabino Massa e dr. M.
Reddavid, si evidenziano le similitudini con i tessuti prelevati da mummie egiziane studiate dagli stessi ricercatori.
-Quadri istologici di parenchima epatico (fegato) di coniglio dopo trattamento pranico studiati dal dr. A. Donna, primario del Servizio di Anatomia e Istologia Patologica dell’Ospedale Provinciale di Alessandria, hanno evidenziato un ritardo altamente significativo nella comparsa dei fenomeni putrefattivi.
Sempre il dr. A. Donna ha effettuato esperimenti di esposizione pranica in larve di Tenebrio Molitor ed ha concluso suggerendo ulteriori ricerche e valutazioni, ma ponendo comunque in evidenza un’azione obiettivamente valutabile sui tempi della metamorfosi delle larve.
-Pranoterapia e rilievi teletermografici, condotti dal dr. P. Trapani – Primario radiologo del Dispensario Centrale di Igiene Sociale di Torino – lo hanno portato a concludere che le mani del pranoterapeuta presentano una ipertermia che non si verifica nelle mani dei non pranoterapeuti. Inoltre le zone trattate mostrano una costante in aumento di ipertermia, anche indipendentemente da sensazioni soggettive di calore.
Le fotografie sono pubblicate su “Minerva Medica” vol.77 n. 14-15- 7aprile 1986.
Ma anche a Napoli e più precisamente nell’Ospedale Monaldi vi è un’equipe medica capeggiata dal dr. Gerardo Ciannella, vice-primario pneumologo, che sta operando nella direzione della ricerca e più precisamente sperimentando con la teletermografia, riportando dei risultati come quelli già pubblicati a Torino.

IL CAMPO ELETTROMAGNETICO DEL CUORE
Quando viene concepito un bambino, il cuore umano inizia a battere prima che il cervello si sia formato e ciò sembra un “paradosso”, ma non e’ cosi perché il cuore ha un piccolo e proprio cervello formato da circa 40.000 cellule nervose, e da esso viene emanato il più ampio CEM (Campo Elettro Magnetico) del corpo
Il campo elettrico del cuore, che viene misurato dall’elettrocardiogramma (EGC) è all’incirca 60 volte più grande in ampiezza di quello generato dalle onde cerebrali, dei due cervelli nella testa, registrate da un elettroencefalogramma (EEG).
La componente magnetica del campo del cuore, è all’incirca 5000 volte più potente di quella prodotta dal cervello, non è impedita dai tessuti e può essere misurata anche a distanza dal corpo con uno Strumento a Superconduzione di Interferenze Quantiche (SQUID), basato su magnetometri.
La dimensione del CEM Toroidale varia da un minimo di 2,5 ed un massimo di 3 mt., con asse verticale centrato nel cuore.
La sua forma Toroidale, e’ la forma spesso considerata la più unica e primaria dell’Uni-Verso. Questo campo Toroidale contiene un suo doppio (come una matriosca), più piccolo e sullo stesso asse verticale, questo perché esso e’ “duale” come le energie della Manifest-Azione, le forze E+ ed E- ovvero Yin e Yang, e con esse interagisce ad ogni istante.
Questo CEM, generato dai cromosomi contenuti nelle cellule nervose di questo piccolo cervello del cuore, permea ogni cellula dell’organismo e può agire come un segnale sincronizzatore per tutto il corpo in maniera analoga all’In-Form-Azione portata dalle onde a radiofrequenza delle Radiotrasmittenti, TV ecc.
Ormai e’ stato sperimentato e dimostrato che questa energia (CEM Toroidale) non solo è trasmessa internamente al cervello di sopra nella testa a e di sotto a quello enterico nell’intestino, ma è anche recepibile da altri soggetti che si trovino nel suo raggio di azione-comunicazione che e’ di massimo 3 mt., di diametro.
Ogni organo del corpo emette un proprio CEM di intensità e frequenza diversa a seconda del tipo di organo ma tutti questi CEM sono sincronizzati dal campo del Cuore. L’insieme di questi campi (CEM) si chiama AURA ed essa forma una specie di “uovo” attorno all’organismo degli esseri viventi.
E’ stato anche rilevato che le chiare modalità ritmiche nella variabilità della cadenza del battito cardiaco sono distintamente alterate-modificate dall’esperienza di differenti emozioni = emo- azioni = movimento del sangue).
Questi cambiamenti derivanti dalle emozioni, nelle onde elettromagnetiche, fanno variare la frequenza del battito, la pressione sanguigna e quella sonora prodotta dall’attività del ritmo cardiaco, sono anche percepiti da ogni cellula del corpo ad ulteriore supportodel ruolo del cuore quale globale e interno segnale di sincronizzazione fisiologica di ogni organo e sistema con i ritmi del cuore. Questo Campo Elettro-Magnetico del cuore e’ SEMPRE (ogni secondo della vita dell’essere) colloquiante con il Campo ElettroMagnetico dell’Uni-Verso e scambia quindi InFormAzioni con Lui.
Riceve “impulsi-info” e ne comunica alla Banca Dati Universale; esso e’ il punto di collegamento fra l’Essere e l’UniVerso; ma esso e’ in continua comunicazione (scambio di info) anche con tutti gli altri esseri viventi del Piano-Eta, esso e’ in continua comunicazione con la ghiandola Pineale all’interno del cervello antico del Cra-nio.
Alla morte-trapasso, questo Campo del cuore si ritira piano piano fino a scomparire (in circa un’ora, cioè quanto dura la funzionalità della ghiandola Pineale) e permette lo scambio totale delle informazioni finali dell’essere stesso con tutti i suoi Elettroni, Atomi, che lo compongono e che andranno a fare parte di altre forme (sostanze, corpi ecc.).
Questa è stata una scoperta sconvolgente e di enorme importanza; essa comunque conferma anche la veridicità delle affermazioni di coloro che fin dai secoli passati (gli iniziati alla Medicina naturale), hanno parlato o scritto sull’intelligenza e percezione del cuore.

BIBLIOGRAFIA DI RIFERIMENTO
Lapi L., Pranoterapia scientifica, Ed. Xenia, Milano 1992 Ciannella G.,Pranoterapia:dall’energia della mente al potere delle mani, Ed.Cuzzolin, Napoli 2002
Laguzzi G., Biopranoterapia, Ed.Mediterranee, Roma 2004
Krieger D., Il contatto terapeutico, Ed. Mediterranee, Roma 1991
Margnelli M., Psicobiofisica in pranoterapia,Ed. Musumeci, Aosta 1987
Papadia M., Pranoterapia, Ed.Mediterranee, Roma 2001

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