DOPO LA CHEMIOTERAPIA

Fonte: di Patrizia Marini (Pagina The Cancer su Facebook)

Il cancro ritorna negli anni successivi, dopo una cura di chemioterapia».

chemioterapia

Questo non è dovuto a una particolare “predisposizione” del paziente, «ma al fatto che le difese immunitarie sono ormai distrutte, quindi l’organismo è completamente indifeso ed è logico che venga aggredito nuovamente». Per dirla col professor Winawer, la chemioterapia non è mai la soluzione definitiva del problema, poiché spesso la malattia si ripresenta dopo anni, con maggiore violenza. La soluzione? «Il cancro deve essere vinto potenziando il sistema immunitario».
Per molti tipi di tumore , il sistema immunitario ha una “memoria”, esattamente come per le malattie esantematiche (morbillo, varicella, rosolia). Se il tumore viene vinto dall’organismo stesso, piuttosto che represso dai farmaci, è molto più difficile che si ripresenti in seguito. A riprova, il blog cita recenti studi che dimostrano l’inefficacia della chemioterapia – mai davvero risolutiva – nonché i poco entusiasmanti retroscena legati al business infinito delle multinazionali farmaceutiche. «La ricerca non ha fatto passi da gigante come tutti pensano, ma, al contrario, la gente si ammala e muore più che nei decenni scorsi», sostiene “Informare x Resistere”. «Con i metodi di cura attuali, il 90% degli ammalati non sopravvive più di 10 anni al cancro».Oggi la “Casta del Cancro” – interconnessa con Big Pharma – difende a spada tratta la chemioterapia e la radioterapia, nonostante i risultati fallimentari degli ultimi 40 anni! Tutte le teorie che si scontrano con il paradigma ufficiale vengono sistematicamente demolite e i coraggiosi ricercatori che hanno continuato a portarle avanti sono stati personalmente attaccati, isolati, licenziati, indagati…Non ci viene detto però che la sopravvivenza a 5 anni dalla chemio supera di poco il 2%, e questo perché le sostanze usate, sono esse stesse “cancerogene” (provocano il cancro), “mutagene” (provocano mutazioni genetiche) e “teratogene” (provocano malformazioni ai figli).
Molti dei farmaci chemioterapici sono dichiaratamente cancerogeni. Ciò è espressamente riportato da fonti ufficiali. Vai al primo link, cerca alla voce: selezione “famiglia”, scegli la famiglia “agenti antiblastici”.
I chemioterapici sono iscritti nella lista IARC (International Agency for Research on Cancer) come “agenti cancerogeni certi per l’uomo”.

http://www.iss.it/site/BancaDatiCancerogeni/Index.aspx

Rapporti ISTISAN 02/16 – Ministero della Sanità
“Esposizione professionale a chemioterapici antiblastici“
A pagina 104 si legge: “Gli antiblastici, essendo “farmaci” sono esclusi dai decreti riguardanti la classificazione, l’imballaggio e l’etichettatura delle sostanze pericolose (ex Direttiva 67/548/CEE del Consiglio concernente il ravvicinamento delle disposizioni legislative , regolamentari e amministrative relative alla classificazione, all’imballaggio e all’etichettatura delle sostanze pericolose e successive modifiche, integrazioni e attuazione) quindi non sono considerati tra gli agenti chimici ai sensi del DL.vo 2 febbraio 2002 n.25 (Attuazione della Direttiva 98/24/CE sulla protezione della salute e della sicurezza dei lavoratori contro i rischi derivanti da agenti chimici durante il lavoro) ma sono inclusi tra gli agenti cancerogeni ai sensi del DL.vo 25 febbraio 2000 n. 66 (Attuazione delle Direttive 97/42/CE e 1999/38/CE che modificano la Direttiva 90/394/CEE, in materia di protezione dei lavoratori contro i rischi derivanti da esposizione ad agenti cancerogeni o mutageni durante il lavoro), in quanto rispondono ai criteri relativi alla classificazione quali categorie cancerogene 1 o 2, ai sensi del DL.vo 3 febbraio 1997 n. 52 e 16 luglio 1998 n. 285. Inoltre in base alla valutazione del rischio ex art.4 del DL.vo 626/94, viene indicata l’applicazione delle linee guida che comprendono anche la sorveglianza sanitaria degli esposti mirata al potenziale rischio cancerogeno, agli effetti sulla riproduzione, agli effetti irritativi e allergici, agli effetti sul fegato e alle situazioni di suscettibilità individuale.

http://www.iss.it/…/esposizione%20professionale…

Oggi la sopravvivenza dal cancro è essenzialmente dovuta alla chirurgia, ed è del 29% a 5 anni (Richards et al, BMJ. 2000 Apr 1;320(7239):895-8.).
Di questo 29% solo il 2,5% è dovuto alla chemio, (Morgan et al, 2004 Dec;16(8):549-60).
Questo studio si basa su 14 anni di osservazione, 225.000 pazienti, 22 varietà tumorali.
Metà dei sopravvissuti per 5 anni, nel lungo termine muore per tumore (Lopez et al, Gac Med Mex. 1998 Mar-Apr;134(2):145-51).
La sola chemioterapia, senza chirurgia, consente pertanto solo al 2,1% – 2,5% di raggiungere i 5 anni.
Dai recenti congressi dell’American Society of Clinical Oncology emerge chiaramente il dato che nei tumori solidi gli anticorpi monoclonali (i famosi “farmaci intelligenti di provata efficacia” e di ultima generazione, impropriamente definiti” biologici”, come : Erlotinib, Sorafenib, Sunitinib, rituximab, bevacizumab, cetuximab, alemtuzumab, trastuzumab eccetera…) senza curare il tumore consentono in media un incremento della sopravvivenza di circa due mesi, e solo in rari casi si raggiungono o superano i quattro mesi.
Solo il 25% sarebbe la percentuale di efficacia per i farmaci oncologici. Lo ha detto Allen Roses, genetista accademico alla Duke University in North Carolina, alto dirigente della più grande casa farmaceutica britannica, la GlaxoSmithKline (GSK) qualche anno fa in una intervista pubblicata sull’inglese “The Indipendent”. Per la prima volta ammise pubblicamente che la maggior parte dei medicinali soggetti a prescrizione non funzionano sulla maggior parte delle persone che li assumono .

Banca Dati sostanze cancerogene: IL LINK

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