Salute e dintorni

La riprogrammazione cellulare: una tappa verso la guarigione
Prof.Franco Canestrari
Un illustre scienziato americano il Professor William Tiller della Stanford University affermò: “La medicina del futuro si fonderà sul controllo dell’energia presente nel corpo.”
Due tendenze biologiche sono oggi a confronto, la prima dominante che vede il funzionamento della materia vivente in base alle proprietà locali delle singole molecole, la seconda che si basa sulla cooperatività e sulle interazioni non lineari dei componenti propri dei sistemi viventi come si deduce dalle conoscenze della biofisica.
E’ infatti oggi difficile sostenere la tesi che l’equilibrio dinamico dell’organismo vivente possa essere mantenuto solamente da connessioni meccaniche e chimiche ma, è fondamentale che queste connessioni siano integrate da una rete di correlazioni istantanee, in grado di collegare tutte le parti del sistema vivente, anche quelle distanti le une dalle altre. Questo ragionamento permette di estendere la visione PNEI oltre il concetto di memoria cerebrale e immunologica, fino a quello quello di memoria cellulare, non confinata esclusivamente alle cellule appartenenti ai sistemi di cui sopra. Si comincia oggi a parlare, anche in Medicina, di Terapia Informazionale e molecole di informazione che possono far parte di protocolli terapeutici; come già avviene in omeopatia, cioè trattamenti che vengono integrati nella gerarchia dei processi fisiologici portando di conseguenza al processo di auto-guarigione. Sempre in questo ambito sono le evidenze scientifiche che mostrano la capacità delle cellule cancerose di causare danni in cellule sane di tessuti distanti, tramite un trasferimento, un meccanismo biofisico di trasferimento di informazioni; i cambiamenti nei tessuti distanti sia biochimici che biofisici potrebbero essere con molta probabilità essere attivati dai fotoni emessi dalle cellule cancerose ( 1).
Oggi una concreta possibilità è quella di interagire con il fenotipo glicolitico, tipico di alcuni tumori e già ampiamente descritto nel lontano 1924 da Otto Warburg, (2) con concomitante presenza di disfunzioni mitocondriali, riportandolo al fenotipo ossidativo. La rivalutazione del ruolo dell’ipossia descritta da Warburg e le nuove acquisizioni sul ruolo del fattore HIF-1 e del metabolismo glucidico nei tumori ha avuto un riscontro diagnostico pratico come il caso della FDG-PET utile e fondamentale nella diagnosi, stadiazione e monitoraggio in oncologia ( 3,4). La disfunzione mitocondriale porta al fenotipo glicolitico presente nella maggior parte delle cellule neoplastiche e quindi ad un ritorno alla fermentazione rispetto alla respirazione con accumulo di piruvato, ed altri eventi biochimici essenzialmente per inibizione della PDH ( piruvato deidrogenasi) ( vedi schema 1). Grazie alle prime osservazioni di Michelakis e coll (5) circa la possibilità di ripristinare la via del piruvato con piccole molecole farmacologiche come il DCA, si sono prodotte evidenze sia con altre molecole sintetiche e naturali che con complessi nutraceutici come il CELLFOOD (6) .
La Biofisica ci ha portati ad un “dopo Warburg” con l’analisi e la comprensione del ruolo sinergicamente svolto dai microtubuli e dai mitocondri ( vedi schema 2), a scopo energetico al fine di produrre ATP , e sul fatto che i mitocondri stessi grazie alla pompa protonica, sono in grado di generare dei campi elettromagnetici cellulari, con il coinvolgimento delle molecole di acqua nelle sue diverse fasi, campi che sono alla base dei processi biofisici che hanno luogo a livello subcellulare (7,8) come già messo in evidenza da ricercatori biofisici autorevoli come Preparata (9) e Del Giudice (10). Ad esempio ad un certo punto della trasformazione neoplastica la disfunzione dei mitocondri finisce per influenzare l’organizzazione spaziale e l’ordine funzionale delle cellule tanto da portare a ritenere che il danno mitocondriale sia una delle principali cause del cancro. Alla luce di queste osservazioni e con la nuova visione olistica della medicina, siamo di fronte ad un cambio di paradigma. Frutto anche dei parziali successi delle terapie antineoplastiche possiamo oggi sperare di poter riprogrammare con informazioni chimiche e fisiche la cellula neoplstica, che con il fenotipo glicolitico mostra di aver perso “ la retta via!” e quindi 80 anni dopo le pioneristiche osservazioni di Warburg sono oggi disponibili in letteratura moltissimi studi dove si parla di riprogrammare, cioè di ragionare biochimicamente con la cellula neoplastica ( 11). E’ ovvio che il tumore, essendo costituito dalle cellule che fanno comunque parte del nostro stesso organismo, dovrà essere trattato tenendo conto anche dello PNEI e quindi secondo una visione integrata.

Bibliografia essenziale
(1) Roy H.K.- Cancer Res, 70: 7748-7754,201
(2) Warburg O, et al- Biochem Z; 152:309-44,1924
(3) Beninger S.J et al – Seminar in Cell and Development Biology ; 23, 352-361, 2012
(4) Tineke W.H et al – Clinical Cancer Research 18: 5585-5594,2012
(5) Michelakis E.D. – Br.J.Cancer 99,989-994,2008
(6) Catalani S et al – Journal of Experimental and Clinical Cancer Research Editorial -2013 in press
(7) Pokorny J. et al: Prague Medical Report Vol 113, (2) 81-94
(8) Pokorny J. Et al: Review Article : Hindawi Publishing Corporation, Vol 2013 – http:/ dx.doi.org/10.1155/2013/195028
(9) Preparata G.- World Scientific , Hong Kong, New Jersey, London 1995
(10) Del Giudice E, et al – Electromagn. Biol-Med.28,46-52,2009
(11) Soga T.- Review Article, 104 (3), 275-281, 2013

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