Religioni e Controllo sociale

PREMESSA:  “Da specifici studi è stato ampiamente dimostrato da decenni ormai, che gli individui particolarmente religiosi sono anche i più generosi, quelli più propensi ad aiutare il prossimo anche quando ne ricaverebbero uno svantaggio personale.”

LE RELIGIONI E IL CONTROLLO SOCIALE: Antropologicamente tutto ciò non avviene a caso non avviene a caso, ma obbedisce ad un sistema ben preciso, secondo cui la religione si configura come un importante elemento utile al controllo sociale.

Inducendo ad essere generosi, la religiosità è un ottimo modo per promuovere la cooperazione e l’aiuto reciproco per il benessere e la sopravvivenza dell’intera società.

Le religioni hanno svolto per questo un rilevante ruolo di controllo sociale prima dell’avvento delle istituzioni civili. In sostanza la religione ha agito come un facilitatore dei rapporti interpersonali incentrati sulla collaborazione e sull’aiuto reciproco disincentivando i conflitti e garantendo la stabilità sociale.

Con l’affermarsi delle istituzioni lo scenario è cambiato, perché esse hanno assunto il compito di fornire coesione sociale alla collettività al di là di ogni istinto egoistico e anche le società laiche, grazie alle istituzioni, sono caratterizzate dalla tendenza all’altruismo ormai non legata più in maniera specifica alla religione.”Controllo sociale” è una locuzione generica che necessita di un tentativo di precisazione. Affermare, infatti, di volere studiare i processi di controllo sociale, equivale a voler concentrare l’attenzione su tutto un insieme di meccanismi idonei a produrre nell’individuo conformità ad una norma: dal divieto esplicito/implicito cui si ricollega una sanzione, a tutta una serie di discorsi tesi ad indurre la desiderabilità di un comportamento, tutto può essere un valido strumento di controllo sociale, tutto può servire alla prevenzione delle deviazioni rispetto ad un dato modello comportamentale.

Concetto classico delle scienze sociali, il cui primo approfondimento (anche se non la prima utilizzazione) è dovuto a E. A. Ross (1), in linea di massima è identificabile con “tutti i fenomeni ed i processi che contribuiscono a regolare il comportamento umano e ad organizzarlo” (2). In quest’accezione il controllo sociale s’identifica con “la morale, la religione, il diritto, i costumi, l’educazione, le rappresentazioni collettive, i valori, gli ideali, i modelli di cultura, l’opinione pubblica, le forme di suggestione e convinzione…ecc.” (3).

Una tale definizione di controllo sociale è indubbiamente vasta. Essa abbraccia meccanismi dal funzionamento alquanto diverso, più o meno formalizzati ed evidenti. Tuttavia, il suo nocciolo fondamentale: l’idea che tali meccanismi riescano a produrre un dato, auspicabile, comportamento nell’individuo su cui agiscono, riconduce le diverse forme con cui si esercita il controllo all’unica matrice.

L’insieme di questi meccanismi ha indubbiamente a che fare con il problema dell’ordine, il problema di dare coerenza ai comportamenti di una moltitudine, alle loro interazioni. In quest’ottica ogni organizzazione di uomini che pretenda di definirsi tale necessita di un meccanismo di controllo sociale teso ad assicurarne il mantenimento ed, in concreto, ogni comunità più o meno vasta di uomini si è sempre dotata di un qualche meccanismo che in tale ha maniera funzionato. Alla stessa stregua: tanto più rilevante è considerata la materia o l’aspetto della vita dell’organizzazione da regolare, tanto più formalizzato e penetrante sarà il meccanismo di controllo.

La forma più complessa di organizzazione sociale in cui viviamo (esclusi gli organismi internazionali), lo Stato Nazione, può essere guardato come nient’altro che un meccanismo per giungere alla formalizzazione di norme di comportamento per la regolazione dei settori più importanti della vita sociale.

Il Diritto (espressione di quest’attività di regolazione praticata dallo stato) è, secondo la definizione sopra riportata, uno degli strumenti attraverso cui si svolge il controllo sociale, ma certamente non l’unico. Esso interviene nei settori più importanti della nostra vita e, indubbiamente, il meccanismo della rappresentanza politica, gli fornisce l’immagine di strumento attraverso cui tutti i membri della società auto-regolano gli aspetti più rilevanti della propria esistenza.

Il diritto, quindi, come uno, ma non il solo, strumento di controllo sociale; il diritto come strumento maggiormente formalizzato e, in linea di principio, nei regimi democratici, basato su un meccanismo che dovrebbe assicurare a tutti, almeno indirettamente, la partecipazione alla scelta normativa.

Ora queste affermazioni potranno sembrare alquanto banali ed ovvie, in certa misura indubbiamente lo sono, ma sono dovute al fatto che esiste la tendenza, nella maggior parte delle analisi a riguardo a considerare il potere (4)un attributo esclusivo dello Stato. Secondo questo schema interpretativo, solitamente adottato dalle dottrine filosofiche e giuridiche, il potere è esercitato per mezzo dello strumento dell’interdizione, cioè l’imposizione di un divieto o un obbligo (il precetto) e la reazione alla trasgressione (la sanzione).

La definizione di controllo sociale, su cui ci siamo brevemente soffermati, sembra dirci tuttavia esattamente il contrario: il diritto è semplicemente uno degli strumenti di controllo sociale, non l’unico. In questa ottica ad esempio tutte le religioni che si sono succedute nella storia dell’umanità ha in un certo qual modo preceduto il diritto per affermarsi “ a verità” indiscutibile e hanno sempre dominato ogni aspetto intimo e pubblico dell’individuo.

Per darvi un’idea di quanto relativo sia (e sostanzialmente meno assoluto di quanto vogliano farci credere) lo scenario della religiosità, vi invito a visitare questo Sito, una vera moltitudine di pensieri e di idee fissate per ciascuna corrente spirituale; dove rintracciare LA VERITA’, se di Verità Assoluta si può parlare?

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