Curare l’ HPV col Metodo Ruffini

CURARE L’INFEZIONE DA PAPILLOMA VIRUS (HPV) CON IL METODO RUFFINI  (di Patrizia Marini)

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HPV: un virus ancora sconosciuto. Prima di parlare del Metodo Ruffini, facciamo chiarezza su incidenza e prevenzione del Papilloma virus.
HPV sta per Human Papilloma Virus ( papilloma virus umano). Si tratta di un virus a DNA della famiglia delle Papillomaviridae che comprende numerosissimi genotipi.
L’infezione da HPV è la più comune e diffusa nel mondo tra quelle a trasmissione sessuale (MST) e può avvenire tramite semplice contatto nell’area genitale. Possono contagiarsi sia uomini che donne ma molto raramente ci sono manifestazioni cliniche nell’uomo.
Il virus è capace di innescare processi biologici che negli anni possono condurre a patologie anche potenzialmente molto degenerative, quali il cancro del cavo orale, della cervice uterina, della vulva, della vagina, dell’ano e del pene. Le vulvovaginiti da candida sono molto frequenti, il 75% delle donne ne soffre almeno una volta nella vita e nel 40-50% recidiva almeno una volta.
La candidosi vaginale spesso nasconde un’infezione da human papilloma virus HPV che, come ormai è ampiamente dimostrato, è alla base del cancro del collo dell’utero.
Le recidive più pericolose sono sicuramente quelle che nascondono la presenza dello Human Papiloma Virus (HPV). In Italia si registrano 3500 casi di nuove infezioni da HPV all’anno.
Si stima che oltre il 75 % delle donne sessualmente attive contrae l’infezione da HPV con un picco di prevalenze nelle donne italiane prima dei 25 anni.
A differenza delle altre malattie sessualmente trasmesse, l’utilizzo del profilattico non protegge completamente dall’infezione (in quanto il virus può essere presente in tutta l’area genitale anche esterna), ma riduce il rischio.

Delle MST (malattie sessualmente trasmissibili) ne ho parlato qui:
https://www.facebook.com/photo.php?fbid=763736330307256&set=a.763736323640590.1073742046.490306234316935&type=1&theater

Il virus del Papilloma umano (HPV) comprende un gruppo di circa 100 ceppi virali differenziati in base al genoma, di cui circa una ventina potenzialmente infettivi per l’uomo:
Genotipi 6, 11, 40, 42, 43, 44, 54, 61, 70, 72 e 81 a basso rischio oncogeno;
Genotipi 16, 18, 26, 31, 33, 35, 39, 45, 51, 52, 53, 56, 58, 59, 66, 68, 73, 82 ad alto rischio oncogeno.

Tra i più noti ci sono i genotipi 6 e 11, responsabili di lesioni benigne come i condilomi o verruche genitali e i genotipi 16 e 18 in grado di produrre lesioni pre- cancerogene (dette CIN), cioè che possono evolvere nel tumore della cervice uterina (collo uterino).
Questo ultimo (il 18) è responsabile di 1500 decessi annui e rappresenta, assieme al tumore della mammella, una delle prime cause di morte nelle donne.
La prevalenza di questa infezione é molto alta negli adulti sessualmente attivi ed aumenta con il numero di partner sessuali.
Nella maggior parte dei casi l’infezione da HPV è asintomatica e si risolve spontaneamente, grazie alle semplici barriere rappresentate dalle difese immunitarie, in un periodo compreso tra 6 mesi e i 2 anni.
Solo una piccola percentuale delle donne contagiate sviluppa il tumore.
Alcuni fattori aumentano la probabilità di contrarre il virus: l’inizio precoce dell’attività sessuale, un numero elevato di partner, impiego a lungo termine di contraccettivi orali, la presenza di altre MST (malattie a trasmissione sessuale), multiparità (ossia aver avuto più figli), condizioni economiche svantaggiate che non consentono di sottoporsi alla diagnosi precoce (pap-test), ed infine gli stati di immunodeficienza.
Qualcuno si starà chiedendo: è possibile prevenire il contagio? E se è possibile con quali strumenti?
Lo screening continua a rappresentare un’arma fondamentale per la prevenzione del carcinoma della cervice uterina.
Cosa è lo screening? E’ un intervento sanitario che mira a mettere in evidenza la presenza di una eventuale malattia nelle sue fasi iniziali effettuando la cosiddetta diagnosi precoce. Per questo tipo di tumore lo screening è rappresentato dal Pap-test, un esame rapido e indolore che consiste nel prelievo delle cellule della cervice uterina che verranno analizzate dal citologo.
Un esame più specifico è l’HPV test, effettuato con la stessa modalità, che ricerca la presenza del virus ed il suo genotipo.
E’ disponibile anche in farmacia un kit che tramite tecniche di PCR pcr (reazione a catena della polimerasi) vi permette di fare la tipizzazione dell’ HPV se il virus rientra nei 35 ceppi identificati dal test (HPV typing™)
La PCR è una tecnica che permette di amplificare una specifica sequenza di DNA milioni di volte in poche ore. La tecnica sta rivoluzionando molte aree della ricerca in genetica, quali la diagnosi delle malattie genetiche, la genetica forense, lo studio dei genomi e dell’evoluzione molecolare.

Attualmente in commercio sono presenti due vaccini contro i principali genotipi del virus HPV.

VACCINI
La Food and Drug Administration (FDA) ha approvato due vaccini per la prevenzione del papillomavirus, in vendita anche in Italia: il Gardasil® e il Cervarix®.
Il Gardasil® è un vaccino quadrivalente prodotto dalla Merck. La FDA ha approvato il suo utilizzo per la prevenzione del tumore al collo dell’utero e di alcuni tipi di tumore alla vulva e alla vagina, causati dall’HPV di tipo 16 e 18 le due forme di HPV più pericolose che causano la maggior parte (70 per cento) dei tumori al collo dell’utero; inoltre è stato approvato per l’uso in entrambi i sessi per la prevenzione delle verruche genitali causate dall’HPV di tipo 6 e 11 che causano praticamente tutti i casi di verruche genitali (il 90 per cento).e può essere somministrato a uomini e donne di età compresa tra i 9 e i 26 anni.
Il Gardasil® viene somministrato con tre iniezioni intramuscolari in un arco di tempo di 6 mesi.
Il Cervarix® è un vaccino bivalente prodotto dalla GlaxoSmithKline. La FDA l’ha approvato per l’uso nelle donne di età compresa tra i 10 e i 25 anni per la prevenzione del tumore al collo dell’utero causato dal papillomavirus di tipo 16 e 18.
Anche il Cervarix® viene somministrato in tre dosi in un arco di tempo di sei mesi.
Sia il Gardasil® che il Cervarix® sono basati su una tecnologia sviluppata in parte dai ricercatori del National Cancer Institute. L’NCI, che fa parte del National Institute of Health, ha venduto il brevetto alle due aziende farmaceutiche, la Merck e la GlaxoSmithKline, che hanno sviluppato i vaccini per la grande distribuzione.
Nessuno di questi due vaccini contro il papillomavirus si è dimostrato efficace al 100% nei casi di infezione causata da altri tipi di papillomavirus, alcuni risultati iniziali suggeriscono tuttavia che entrambi i vaccini potrebbero essere parzialmente efficaci contro alcuni altri tipi di HPV che provocano il tumore al collo dell’utero.
In generale, quindi, i due vaccini non riescono a prevenire il 30% circa dei casi di tumore al collo dell’utero; inoltre il Gardasil® non riesce a prevenire il 10% dei casi di verruche genitali.
Nessuno dei due vaccini, infine, previene le altre malattie sessualmente trasmissibili né è in grado di curare un’infezione in corso o un tumore già sviluppato.
Proprio perché i vaccini non offrono alcuna protezione generale contro tutti i tipi di HPV in grado di provocare il tumore al collo dell’utero, è importante che le donne vaccinate continuino a sottoporsi ai test di screening per questo tipo di tumore, esattamente come si consiglia di fare alle donne non vaccinate.
Il vaccino quindi, oltre ad essere molto discusso in quanto foriero di effetti avversi anche molto gravi ha una valenza prettamente preventiva, ma NON curativa (seppur da più parti spacciato come tale…).
E ‘ dunque il momento di porre fine a tutta la pubblicità abusiva progettata solo per rendere i genitori colpevoli se non vaccinano, in modo tale che vaccinando riempiano solo le tasche delle aziende farmaceutiche .
Ne ho parlato qui:
https://www.facebook.com/photo.php?fbid=766410320039857&set=pb.490306234316935.-2207520000.1387397196.&type=3&theater
In Francia è allarme per il vaccino contro il tumore al collo dell’utero, Gardasil®, distribuito dalla Sanofi. Diverse ragazze denunciano di aver contratto delle malattie, come la sclerosi multipla, in seguito all’iniezione del farmaco e sono partite le prime cause legali.

GUARDA IL VIDEO:
http://video.gelocal.it/ilpiccolo/mondo/francia-paura-per-il-vaccino-anticancro-gardasil/20783/20829

Al momento, peraltro non è disponibile una casistica sufficiente per avvalorare le percentuali di efficacia terapeutica del vaccino in questione, e per questo invito alla cautela.
E gia’ che ci sono volevo segnalarvi che il Transfactor 11 (GUNA) si è rivelato un eccellente presidio terapeutico (avendo dimostrato un’alta efficacia antivirale anche contro il papilloma virus), anche se forse non così completo come 2LPAPI e/o PAPIVA.
Ricordo che per questo tipo di terapie occorre essere seguiti da un medico omeopata o omotossicologo.
E ora vi parlerò del Metodo Ruffini (uso topico di ipoclorito di sodio tra il 6% e il 12%).

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COME CURARE L’INFEZIONE DA PAPILLOMA VIRUS (HPV) CON IL METODO RUFFINI
Il METODO RUFFINI è un trattamento dermatologico ad uso topico (esterno), non sistemico (interno) per la cura di patologie dermatologiche attraverso l’uso di Ipoclorito di Sodio calibrando le percentuali tra il 6% e il 12%.
Applicando l’Ipoclorito di Sodio così come spiegato nel Metodo del Dottor Gilberto Ruffini, si riesce ad aver ragione di una infinità di patologie legate alla pelle. Il prodotto non va mai ingerito né iniettato!
Un rimedio rapido, efficace e a basso costo per micosi, herpes, afte, psoriasi (prurito), forfora e tante altre patologie dermatologiche.
L’ipoclorito di sodio è altamente tossico per molti vari tipi di virus, batteri, funghi, parassiti.
Usato con una concentrazione tra il 6% e il 12%, è in grado di ELIMINARE il codice genetico del patogeno (funghi, virus, batteri, protozoi).
In questo video il dr Gilberto Ruffini spiega in modo dettagliato cosa sia il Papillomavirus e come possa essere contrastato con l’uso del Metodo Ruffini. Il dr Ruffini parla dei diversi tipi di virus HPV (oncogeni e non) e di come attaccano la cellula sana e dal min 14 parla del vaccino contro il cancro dell’utero da HPV e di come l’HPV possa essere trattato con il suo Metodo dermatologico.
Si, perché lo ricordo : il papilloma virus è una infezione virale sessualmente trasmissibile!

VIDEO: http://youtu.be/xCUsSBIYOyo

METODO DI APPLICAZIONE DEL METODO RUFFINI NEI DISTURBI GINECOLOGICI
LAVAGGIO DELLE PARTI INTIME CON IL METODO RUFFINI
Il 6% fino al 7,5% è un range terapeutico dentro cui ed indifferentemente, trovano indicazioni ed idoneità, tutte le mucose corporee : orali (nel cavo orale occorre uno sciacquo) e genitali, ano compreso.

TABELLA DILUIZIONI IPOCLORITO DI SODIO
Il prodotto si acquista in farmacia alla diluizione del 14% e va ulteriormente diluito secondo i dettami del Metodo in questo modo:

IPOCLORITO DI SODIO PURO AL 14% SU 100 ML (usare un contenitore graduato)

– Per ottenere un 6% = 45ml di ipoclorito e 55ml di acqua
– Per ottenere un 7% = 50ml di ipoclorito e 50ml di acqua
– Per ottenere un 7,5% = 55ml di ipoclorito e 45ml di acqua

Il prodotto se usato nelle modalità indicate dal dott. Ruffini non ha alcuna controindicazione. Inoltre è un prodotto che non può creare reazioni allergiche di alcun tipo (evitare il fai-da te).

LAVAGGIO ESTERNO Per quanto riguarda l’ano, l’ipoclorito non va introdotto nel canale, ma va lavata solo la parte esterna. Sopra il Pube, Pene, Glande (l’estremità anteriore del pene ricoperta dal prepuzio), Scroto (la sacca che racchiude i testicoli) o Vulva (l’insieme degli organi genitali esterni femminili con grandi e piccole labbra comprese e perineo) basta lo stesso bagnare soltanto.
Nel canale vaginale, va fatto un lavaggio interno con una siringa precedentemente privata dell’ ago.
Sarebbe auspicabile che in casi di infezione da candida, papilloma virus e altre infezioni genitali, che il trattamento sia effettuato da entrambi i partner al fine di evitare la reinfezione reciproca.

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LAVAGGIO INTERNO (solo per femmine):
Con siringa senza ago, riempita di Ipoclorito di Sodio al 6% fino al 7,5% introdurre 3cc o più nel canale vaginale, trattenere per i soliti 40-50 secondi poi rilasciare con calma e sciacquare con acqua di rubinetto tiepida.
Così facendo, si ha:

1. Immediata scomparsa degli HPV presenti (tutti i tipi), e virus herpetici
2. Scomparsa dei funghi (Candida)
3. Scomparsa del prurito (fino s’ intende, a nuove infezioni sempre possibili).
Una volta sola è più che sufficiente.
* Avvertenza : non dimenticare di mettere i salva slip per almeno 2 ore in quanto l’ Ipoclorito scolora.

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LAVAGGIO ESTERNO (per maschi e femmine):
Usare Ipoclorito di Sodio al 6% o 7,5% per un lavaggio ai genitali esterni: Pene, Glande, Scroto o Vulva con grandi e piccole labbra, Pube, Perineo con Ano compreso (non introdurre, lavare solo parte esterna), nonostante possibili brevi bruciori soprattutto all’ Ano se presenti Ragadi o noxe infiammatorie varie concomitanti.
Ogni 2 mesi va bene come disinfezione generica.
* Avvertenza : non dimenticare di sciacquarsi bene con acqua e sapone in quanto l’ Ipoclorito scolora.
Nel canale vaginale, invece, come già detto va fatto un lavaggio interno con siringa senza l’ago.

NOTE: Il prodotto va usato a temperatura ambiente. Aumentando la temperatura di applicazione si avranno vantaggi supplementari : ogni 10°C di incremento, a non più di 35°, l’ipoclorito aumenta la sua forza antimicrobica, antivirale e antifungina del 50% (basta tenere in mano la boccetta per qualche minuto.
Oppure tenerne solo la parte occorrente – in quanto il prodotto al fresco – vicino a caloriferi per un quarto d’ora oppure vicino al forno acceso oppure ad una stufetta … Oppure a bagnomaria in acqua calda – non bollente – non nel microonde…)

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DISCLAIMER

Ricordo che le informazioni fornite sono ad esclusivo scopo informativo. Non si intende far utilizzare le nozioni contenute in questa pagina per scopi auto-diagnostici o prescrittivi.

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Per saperne di più:
Sito ufficiale: www.metodoruffini.it
Forum ufficiale (con risposte a tutte le domande): http://www.aerrepici.org/forum/forum.asp?FORUM_ID=14
Gruppo Facebook: https://www.facebook.com/groups/metodoruffini
Pagina Facebook: https://www.facebook.com/pages/Metodo-Ruffini-trattamento-dermatologico/208743455932691
Canale YouTube: http://www.youtube.com/playlist?list=PL62A75F0310052FC6
Per chi volesse maggiori informazioni, o avesse bisogno di contattare direttamente il dottor Ruffini può rivolgersi a: paolo.ruffini73@gmail.com

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6 thoughts on “Curare l’ HPV col Metodo Ruffini

  1. Alex ha detto:

    Salve, quest’anno è il decimo anno da quando ho avuto la prima comparsa dei condilomi sul pene (uretra, prepuzio, asta), classificati hpv 6 e 16, asportati con elettrobisturi e curati con imiquimod, ma dopo una apparente guarigione le recidive non si fanno attendere. Adesso proverò questo metodo del Dott. Ruffini e spero sia la volta buona. Saluti

  2. Luciano Mertoli ha detto:

    Buon giorno dott. da due anni ho dei candilomi, classificati come hpv11, che due dermatologi mi hanno entrambi segnato con terapia, candiline.
    Rispettando alla lettera la tempistica della terapia ho ottenuto il risultato solo parzialmente. Infatti; dopo pochissimi giorni che concludo il ciclo di applicazioni, riscontro nuovamente lo stesso problema.
    I candilomi compaiono allo stesso punto e si trovano nell asta .
    le chiedo:
    Può consigliarmi un metodo alternativo?
    Grazie anticipatamente.
    Mi aiuti.

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